Condominio: Compenso amministratore in prorogatio

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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12120 dello scorso 17 maggio, ha previsto che nessun compenso deve essere corrisposto all’amministratore del condominio in prorogatio  se  l’assemblea condominiale ha espresso volontà contraria alla sua stessa permanenza. Va precisato che la circostanza della medesima  permanenza dei poteri gestori in capo all’amministratore, congedatosi per dimissioni o per la scadenza del termine annuale ex articolo 1129 c.c., è stabilita al fine della tutela dell’interesse del condominio al perdurare della gestione dell’immobile e nella conforme volontà dei condomini. La Suprema Corte sottolinea, dunque, che allorquando la suindicata volontà dei condomini risulti contraria alla permanenza di simili poteri in capo all’amministratore uscente, quest’ultimo non avrà diritto ad alcun compenso. L’ordinanza, invero, recita: “la perpetuatio di poteri in capo all’amministratore uscente, dopo la cessazione della carica per scadenza del termine di cui all’art. 1129 c.c. o per dimissioni, fondandosi su una presunzione di conformità di una siffatta perpetuatio all’interesse ed alla volontà dei condomini, non trova applicazione quando risulti, viceversa, (come nel caso in esame) una volontà di questi ultimi, espressa con delibera dell’assemblea condominiale, contraria alla conservazione dei poteri di gestione da parte dell’amministratore, cessato dall’incarico”.