Famiglia: Negoziazione assistita e i chiarimenti della Circolare n. 6/15 Ministero Dell’Interno

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Avv Monica Sciarroni  La Legge n. 162/2014, come ben noto,  ha introdotto l’istituto della Negoziazione Assistita in tema di separazione personale, di cessazione degli effetti civili e di scioglimento del matrimonio al fine di semplificare tali procedure. Le maggiori  novità  riguardano gli adempimenti da effettuare dinnanzi gli Ufficiali dello Stato Civile, ciò  ai sensi degli articoli 6 e 12 della predetta Legge. Orbene, in merito alle prime applicazioni delle nuove prescrizioni sono sorte numerose difficoltà riguardo alcune fattispecie concrete che mal si adattano alle ipotesi previste dalla normativa del 2014. Al proposito il Ministero dell’Interno,  con la Circolare n. 6 dello scorso 24 aprile, ha rimediato alle criticità  emerse in sede di applicazione della novella legislativa. Le principali problematiche risultano essere  quelle relative  all’interpretazione della presenza o meno di figli. Invero,  ai sensi dell’articolo 12 della Legge 162/2014 “Separazione consensuale, richiesta congiunta di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio e modifica delle condizioni di separazione o di divorzio innanzi all’ufficiale dello stato civile”,  viene escluso  il ricorso al nuovo istituto in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ex art. 3, 3°c, della Legge n. 104/1992, ovvero economicamente non autosufficienti. Alcuni Comuni avevano inteso tale disposizione in senso ampio includendo nell’esclusione anche il caso  della presenza di  figli non comuni ai due coniugi. La circolare n. 6/15, pertanto, ha specificato: ” è possibile accedere al procedimento di cui al citato art. 12 in tutti i casi in cui i coniugi che chiedono all’Ufficiale di Stato Civile la separazione o il  divorzio nonché la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio già intervenuti, non abbiano figli in comune che si trovino nelle condizioni richiamate dall’articolo. Nulla osta, invece,  l’eventuale presenza di figli minori, portatori di handicap grave, maggiorenni incapaci o economicamente non autosufficienti, non comuni ma di uno soltanto dei coniugi”. Appare pacifico, dunque, che il termine “figlio” debba essere riferito esclusivamente ai figli comuni dei coniugi richiedenti. Ulteriore problematica era quella inerente l’ambito applicativo del medesimo art. 12 in merito ai patti di trasferimento patrimoniale. Tale articolo, infatti, dispone  che l’accordo tra i coniugi  non può contenere ” patti di trasferimento patrimoniali” produttivi di effetti traslativi di diritti reali. La Circolare suindicata precisa: “ non rientra, invece, nel divieto della norma la previsione nell’accordo concluso davanti all’Ufficiale di Stato Civile, di un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico, sia nel caso di separazione consensuale ( c.d. assegno di mantenimento), sia nel caso di richiesta congiunta di cessazione degli effetti civili o scioglimento del matrimonio ( c.d. assegno divorzile). Le parti possono, inoltre, richiedere, sempre congiuntamente, la modifica delle precedenti condizioni di separazione o di divorzio già stabilite ed in particolare possono chiedere l’attribuzione di un assegno periodico ( di separazione o di divorzio) o la sua revoca o ancora la sua revisione quantitativa”. La ragione di quanto sancito dalla Circolare 6/15 è da rinvenirsi nel fatto che simili disposizioni negoziali comportano l’origine di un rapporto obbligatorio tra le parti- coniugi che non produce “effetti traslativi” su un bene determinato, così come, invece prescritto dall’art. 12. La stessa Circolare, altresì, sancisce che non può essere oggetto di un accordo la previsione della corresponsione, in un soluzione unica, dell’assegno periodico di divorzio, ovvero di liquidazione una tantum, poiché si tratta di attribuzione patrimoniale ( mobiliare o immobiliare). Altra criticità si è presentata in relazione alla decorrenza del termine entro il quale l’avvocato della parte deve trasmettere all’Ufficiale di Stato Civile l’accordo autorizzato dall’Autorità Giudiziaria ex articolo 6 della Legge 162/2014. La decorrenza, secondo la Circolare dello scorso aprile, si verifica dalla data di comunicazione alle parti del provvedimento ( nulla osta o autorizzazione) del Procuratore della Repubblica o del Presidente del Tribunale  a cura della segreteria o della cancelleria. Ultima notazione, contenuta sempre  nella sopra richiamata Circolare, è quella relativa all’art. 6 nella parte in cui prescrive che la convenzione di Negoziazione è conclusa con l’assistenza di ” almeno un avvocato per parte” , l’interpretazione corretta preclude espressamente alle parti di avvalersi di un solo avvocato. Dacchè, in merito alla trasmissione dell’accordo all’Ufficiale di Stato Civile, viene sottolineato ” appare utile chiarire  che alla trasmissione è sufficiente che provveda uno soltanto degli avvocati che abbia assistito  uno dei coniugi ed ha autenticato la sottoscrizione”.